Duomo nuovo di brescia o Cattedrale di Santa Maria Assunta

La cattedrale, che si trova nel centro storico della città accanto al duomo vecchio, è la chiesa principale di Brescia, è un edificio del XVII-XIX  secolo costruito sull’originaria basilica paleocristiana del V-VI secolo di San Pietro de Dom.

Duomo nuovo di Brescia o Cattedrale di Santa Maria Assunta: la sua costruzione è durata più di duecento anni, con il susseguirsi di parecchi progettisti e maestranze, ma il risultato è una struttura omogenea anche se con uno stile a cavallo tra barocco ed neoclassico.

La pianta dell’edificio è a croce greca inserita in un quadrato, sormontata dalla cupola centrale e con una profonda abside, otto cappelle laterali.

La facciata è l’elemento più caratteristico dell’edificio, interamente in marmo bianco di Botticino, è impostato su due ordini entrambi corinzi: quello inferiore risulta più largo per contenere l’ingresso principale e il doppio ingresso laterale, l’ingresso principale ha un frontone ad arco con inserito il busto del cardinale Angelo Maria Querini (vescovo di Brescia 1727-1755), opera di Antonio Callegari del 1750; quello superiore, di parecchio più alto dell’effettivo livello del soffitto interno, ha al centro un alto finestrone sormontato da un frontone triangolare. A chiudere la facciata c’è un timpano triangolare, con al centro lo stemma del Comune, effettivo proprietario della chiesa, sormontato da cinque statue, opera di Giovanni Battista Carboni, Stefano Citerio e Pier Giuseppe Possenti, raffiguranti: la Vergine Assunta, i Santi Pietro, Paolo, Giacomo e Giovanni.

L’interno del Duomo Nuovo di Brescia continua con l’ordine corinzio della facciata, riportato sulle pareti e sui sostegni della cupola, sorretta da un alto tamburo alleggerito da otto colonne sempre nello stesso stile e illuminato da grandi finestre rettangolari; la cupola è la terza d’Italia per altezza, circa ottanta metri da terra. Numerosi sono gli elementi in marmo, dalle decorazioni dei sotto archi, ai busti degli Evangelisti, le lesene, le cornici delle finestre, le decorazioni sopra gli altari laterali.

La storia della realizzazione del Duomo nuovo di Brescia, è abbastanza articolata. La prima fase di progettazione del Duomo nuovo è ad opera di Giovanni Antonio Avanzo (1544-1617?), di nota famiglia, nei primi anni del XVII secolo, fa un rilievo della vecchia chiesa di San Pietro de Dom e propone un primo progetto con pianta a croce latina, tre navate, altari laterali sporgenti e grande cupola centrale, ma questa prima proposta viene scartata.

Propone il suo progetto anche Giovanni Battista Lantana (1573-1627), giovane e fresco di studi, ma viene scartato anche il suo, ne presenta quindi un secondo, con pianta greca in un quadrato e cinque cupole, che viene approvato dalla commissione. Approvato il progetto, c’è da decidere se costruire la nuova chiesa al posto di quella vecchia oppure sul lato sud della piazza, dove c’era la villa con giardino della famiglia Negroboni, aristocratici bresciani; si decide per la prima soluzione. Nascono discussioni sul progetto approvato, in quanto troppo simile al Duomo vecchio lì accanto, quindi il Lantana presenta delle modifiche, l’aggiunta di un ordine minore tuscanico a quello corinzio e una nuova cupola sull’abside; vengono accettate e inizia così la posa della prima pietra nel 1604. Il nuovo progetto però suscita nuove polemiche e a capo degli oppositori si pone Pier Maria Bagnadore, che propone un suo progetto, molto simile a quello del Lantana, ma con l’aggiunta di una campata che trasforma la pianta della chiesa in croce latina; la modifica viene accettata e Bagnadore viene posto a direzione dei lavori relegando il Lantana alla contabilità, fatto che fa nascere continui disaccordi e lunghe sospensioni.  In corso d’opera però le modifiche al progetto aumentano, fino a far desistere il Lantana dall’incarico e stancare il vescovo di Brescia che decide di sostituire il Bagnadore con Lorenzo Binago, il milanese che aveva realizzato la chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia (uno dei modelli del Lantana). Il cantiere riparte con il milanese come progettista e Antonio Comino, noto architetto e scultore bresciano progettista della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, come direttore dei lavori. Il periodo di carestia e di peste del 1630 ferma però i lavori per lungo tempo, che riprendono solo nella seconda metà del secolo ma a rilento fino alla fine del Seicento e con nuova direzione e maestranze. Nel 1719 Antonio Biasio è il nuovo direttore dei lavori e presenta delle varianti alla facciata che, alla sua morte nel 1758, è completata solo nella parte inferiore. Prendono il suo posto Giovanni Battista Marchetti ed il figlio Antonio, che modificano ulteriormente il progetto della facciata con linee neoclassiche inserendo il frontone triangolare ora esistente mentre la cupola, come è ora, viene disegnata da Luigi Cagnola e costruita da Rodolfo Vantini nel 1825. Gli elementi decorativi in stucco e marmo degli interni sono opera di Giovanni Battista Carboni alla fine del Settecento, le statue sono di Giovanni Antonio e Carlo Carra nella seconda metà del Seicento.

BASILICA DI SAN PIETRO DE DOM

Della basilica di San Pietro de Dom non si hanno molte informazioni, era la cattedrale estiva della città, mentre quella invernale era quella a fianco, la basilica di Santa Maria Maggiore de Dom, l’attuale Duomo Vecchio; la comune denominazione “de Dom” deriva dal fatto che erano vicine alla domus episcopale. Si sa che era di dimensioni contenute, aveva pianta longitudinale con tre navate divise da due file da quattordici colonne, probabilmente provenienti da edifici romani, queste erano differenti tra loro sia come diametro che come altezza, materiale e colore; due sono state riutilizzate per il portale del Broletto e due per il portale della chiesa di Santa Maria della Carità di via Musei; di recupero erano anche altri elementi, come gli architravi, facilmente dal vicino foro romano. Nel tempo subisce vari sommari restauri, incendi (uno grande del 1096) e due terremoti (1117 e 1144). Nella seconda metà del XVI secolo, tra il 1572 ed il 1581, è oggetto di un consistente restauro ad opera di Giovanni Maria Piantavigna