Palazzo del Broletto

Posizionato a fianco del Duomo Nuovo, è da sempre sede del governo cittadino, simbolo del libero Comune e dell’orgoglio della prima città lombarda di fronte agli imperatori stranieri, almeno fino al XIV secolo, con le Signorie. Il palazzo è frutto di vari ampliamenti e modifiche durante il corso dei secoli e prende nome dall’orto-giardino (Broiletum Archiepiscopi) su cui insisteva l’area prima della sua costruzione.

Il Palazzo del Broletto, prima di essere collocato nello spazio attuale, ha avuto altre sedi nelle aree limitrofe.

Tra il 1146 ed il 1187 la piazza del brolo diventa la “piazza delle Concioni” (delle riunioni) e nel 1187, con atto di vendita al Comune del terreno da parte della canonica, viene costruito in legno il primitivo palazzo della Ragione, di fronte alla facciata di San Pietro de Dom, appena a nord-ovest della torre che si trovava sulla facciata di Santa Maria de Dom, mentre a nord del palazzo del Comune si trovava il chiostro del convento di S. Cosma e Damiano, poi demolito.

 Il palazzo del Broletto che conosciamo ora è stato costruito tra il 1223 ed il 1227, quando il podestà Rambertino Ramberti inizia le trattative per l’acquisto o esproprio dei terreni inclusi nel recinto del vecchio brolo. Nel Natale 1223 c’è stato un forte terremoto che quasi sicuramente ha rovinato parecchi edifici sull’area del futuro palazzo, danneggiando sembra anche la torre Poncarali di cui sono stati utilizzati solo i due lati sud ed est, mentre non ha subito danni seri la torre del Popolo.

Pochi anni dopo, nel 1232, viene costruito il doppio portico a ovest tra la torre del Popolo e la chiesa di S.Agostino; l’ala est, denominata Palatium Novum Minus dove, al piano superiore si riunisce il Collegio dei Sapienti e al piano terra vi sono i portici della Ragione; a nord un muro chiude la corte.

Con i Maggi e Tebaldo Brusato termina l’autonomia comunale e, con le lotte intestine tra guelfi e ghibellini, il governo ed il palazzo passano in mano ai rappresentanti degli imperatori, tra il 1282 ed il 1308 il vescovo e signore Berardo Maggi ingloba nel complesso gli spazi a nord fino a via Musei e sopralza il porticato sul lato ovest creando una grande sala al primo piano.

Durante il periodo visconteo (1337-1403 e 1421-1426) non c’è documentazione dei lavori svolti sul palazzo, ma a loro si possono attribuire: le volte a crociera costolonate dell’ala orientale; il volto sopra via Musei che portava alla residenza del vicario visconteo; porta Santo Stefano; lo scalone esterno sul lato sud che portava alla grande sala del Consiglio dei Cinquecento.

Dal 1404 al 1421 Brescia appartiene a Pandolfo Malatesta che, per i primi tre anni, utilizza come dimora la casa del vescovo ma, a due riprese, apporta modifiche al palazzo del Broletto: la costruzione dell’ala est del cortile minore a nord, con la loggia e le volte del doppio portico gotico; il rifacimento del fronte della chiesa di S.Agostino e il lato sud dello stesso cortile; il camminamento di gronda su via Musei; la costruzione della chiesa di San Giorgio posta al primo piano ad oriente della chiesa di S.Agostino..

Nel 1426 Brescia passa ai Veneziani e da quel momento un solo rettore veneto abita al palazzo del Broletto con i suoi uffici, il Capitano; infatti i Camerlenghi (esattori della Serenissima) dopo non molto tempo vengono spostati nell’edificio con portici a ovest della piazza, che al tempo era collegato al Broletto tramite un porticato. In questo periodo nel palazzo si trova il magazzino del sale e quello del frumento nel grande salone verso San Pietro de dom; solo verso la metà del XVI secolo “le biave” saranno spostate nei fondaci del nuovo granarolo sull’angolo tra contrada S.Ambrogio e le Spadarie. Nel periodo veneziano vengono eseguiti numerosi interventi sulla torre del Popolo: il suo rialzo verso il 1434, l’installazione dell’orologio della torre della Rotonda nel 1490, sostituzione delle campane, sostituzione della scala in legno con una in pietra; nel ‘500 alcune modifiche al palazzo del Broletto: liberata la strada a sud (via cardinal Querini), fino a quel momento un angusto vicolo; eliminata la torre di porta San Giorgio (accesso di via cardinal Querini su via Mazzini); verso il 1560 ampliamento a nord dello stabile fino a via Musei.  

Nel 1592, oltre alla casa del Capitano, viene sistemata nel palazzo del Broletto anche la casa del Podestà e quindi venduto l’antico palazzo del Carmagnola, precedente sede; l’anno dopo vengono riuniti anche gli uffici dei due Rettori Veneti. Nel 1593 viene dato incarico all’ingegnere militare Dionisio Bolda di sistemare la grande sala del Consiglio, che viene da lui trasformata e suddivisa nelle forme attuali; creata la balconata e i due poggioli che danno sul cortile interno; nel 1594 viene fatto il rivestimento in pietra; probabilmente con questa serie di modifiche, vengono realizzati i nuovi uffici per il tribunale del Maleficio a est della torre Poncarali; realizzato lo scalone che dal porticato porta al primo piano.

Negli anni a cavallo tra il XVI e XVII secolo viene demolita la vicina chiesa di San Pietro de dom e iniziata la nuova chiesa su progetto dell’architetto GB. Lantana, che sicuramente, ma non documentato, ha contribuito alla progettazione delle modifiche al Broletto, visti i rilievi da lui eseguiti e la realizzazione nel 1610 del portale ovest con le due colonne prese dall’antica chiesa. Nel 1626 il Capitano Andrea da Lezze, figlio di Giovanni, fa costruire sulla parete nord del cortile maggiore il porticato in bugnato di pietra e la loggia d’ordine ionico soprastante, costata la demolizione della cappella malatestiana a San Giorgio.

Nel 1768 vengono ricostruiti i Tribunali nel corpo est presso la torre Poncarali ad opera di Domenico Corbellini, mentre nel 1797 i giacobini bresciani saccheggiano il palazzo e danneggiano la loggia delle Grida.

Nei primi anni dell’Ottocento il governo provvisorio viene installato nel salone del primo piano del palazzo maggiore, come pure nel palazzo del Broletto si insediano anche il Dipartimento del Mella e la tipografia nazionale; dal 1805 l’appartamento del Capitano veneto diventa la dimora del Prefetto del Regno d’Italia. Viene fatta in quegli anni la grande scala elicoidale di Leopold Pollak in quella che era l’abside dell’antica chiesa di S.Agostino, mentre sono della metà del secolo i merli dalla torre del Popolo di Luigi Donegani.

L’intero complesso inizia a sentire il peso degli anni e delle numerose trasformazioni quindi, vista anche la necessità politica di rafforzare i valori cittadini, inizia un lungo periodo di restauri: 1889-1894 è il primo, capitanato dall’ingegnere capo dell’Ufficio tecnico municipale Cosimo Canovetti, che si concentra sul Palatium NovumMaius; 1895-1906 il secondo, con a capo Luigi Arcioni e condotto con studi analitici volti al completo ripristino dell’immagine medievale del Broletto; 1907-1926 è il terzo, su progetto di Giovanni Tagliaferri, che si concentra sull’ala occidentale; 1927-1934 il quarto, a cura di Alfredo Giarratana, che libera dalle tamponature ottocentesche il portico malatestiano. Seguiranno i danni da bombardamento della seconda Guerra Mondiale e la successiva ricostruzione e restauro.

Il Palazzo del Broletto si articola su più edifici che formano un quadrilatero con inscritti due cortili.

Il Palazzo nuovo maggiore è stato il primo ad essere costruito, tra il 1223 ed il 1227, con il massiccio utilizzo di grossi conci di pietra sostituendo il precedente, maggiormente in legno, del 1187 e addossandolo alla torre Poncarali, preesistente e con la base sempre costituita da grossi conci di pietra ma bugnati (il lato sulla strada è stato ridotto, mentre è evidente sul lato est della torre, non visibile dalla strada), inizialmente alta circa trenta metri ma fu fatta troncare da Ezzelino III da Romano nel 1258.; sulla facciata del palazzo rivolta ad ovest sulla piazza  è presente il balcone chiamato “Loggia delle Grida”, da dove si leggevano le sentenze e gli atti importanti; sul lato nord, sul cortile interno, c’era un porticato a cinque o sette archi a tutto sesto di tipo romanico. Originarie sono le sculture che ornano l’ingresso sud e il ciclo di pitture che ornavano le alte pareti del salone grande del Consiglio Generale, antecedenti quelli della pace di Berardo Maggi. Nel primo impianto la corte si spingeva fino alla zona del transito est-ovest, sopra la fontana, il quale in origine forse consisteva in un sentiero o vialetto pedonale attraversante l’area dell’antico brolo dei canonici. Tale camminamento sarebbe per alcuni la traccia del secondo decumano romano. I due lati est ed ovest in origine erano solo due muraglie, alle quali poco dopo vennero addossate delle strutture porticate aperte sempre verso l’interno.

Sul lato ovest verso la piazza, a fianco della facciata in pietra con la Loggia delle Grida, si trova la torre del Pègol o del popolo, alla quale si appoggiava il precedente palazzo comunale in legno; alta più di cinquanta metri con una piccola cella campanaria con copertura in cotto; verso l’interno del Broletto nella torre è stato inserito l’orologio proveniente dalla demolita chiesa di San Pietro de Dom.

Il Palazzo nuovo minore (Palatium Novum Minus) è la parte del complesso sul lato est del cortile maggiore, così detto in quanto edificato poco più tardi nel 1232; costruito in medolo su di un porticato a doppio ordine, al piano primo le grandi finestre con arcate a tutto sesto hanno sostituito, a cavallo tra il XVI ed il XVII secolo, le originarie trifore. Verso il 1610 è stata aggiunta all’esterno dell’edificio, sul lato est, la lunga scalinata dei Giovanni da Lezze.

Contemporaneo al Palazzo Minore è il porticato al piano terra dell’edificio sul lato opposto del cortile che ha sia i pilastri dei grandi archi sul cortile interno che la facciata verso piazza Paolo VI in medolo, mentre il resto dell’edificio è in mattoni, fatto che evidenzia il sopralzo posteriore del periodo di Berardo Maggi sul finire del XIII secolo; forse dell’epoca viscontea sono le tamponature degli archi dei lati sud ed ovest del cortile.

A nord della porzione di fabbricato appena descritto, verso piazza Paolo VI, si trova quella che era la preesistente chiesa di S.Agostino, di cui rimane solo la facciata, delimitata dai due leoni aggettanti in medolo e con il grande rosone in stile cremonese; il suo interno è stato completamente trasformato e all’inizio dell’Ottocento in luogo dell’abside è stata costruita la grande scalinata di Leopold Pollak.

A chiudere il lato nord del cortile maggiore e dividere i due cortili è il porticato di Andrea da Lezze del 1626, in pietra bugnata con mascheroni nelle chiavi di volta e loggia superiore di ordine ionico, che ha sostituito la cappella malatestiana a San Giorgio per creare la nuova dimora del Capitano.

Gli accessi al Palazzo del Broletto sull’asse est-ovest sono serviti dal grande portale del 1606 ad ovest, su piazza Paolo VI, affiancato da due colonne in granito egiziano di epoca romana provenienti dalla demolita chiesa di San Pietro de Dome dal portale in pietra bugnata, ad est, su piazza Martiri di Belfiore. A ovest, appena all’interno dell’androne, si trova la statua della Giustizia in trono con sotto una lapide scalfita che raffigurava il leone di Venezia, deteriorata dai giacobini; vi si trova anche un affresco del Trecento raffigurante la Madonna con Bambino in trono; a est, appena varcato, sulla sinistra, si trova il grande scalone del Lezze dello stesso anno, che porta alla sala del Podestà, originariamente alta nove metri, larga quindici e lunga cinquantadue, ma nel Seicento ridotta a quattro sale più basse con volte affrescate.

Sul lato est del cortile nord si affaccia l’elegante porticato di inizio Quattrocento, con volte a crociera, voluto da Pandolfo Malatesta.

Singolare il ritrovamento di due cicli di affreschi negli spazi tra i due differenti soffitti del palazzo maggiore e quello minore, quelli della seconda metà del XIII secolo raffiguranti i Cavalieri fatti prigionieri, troncati da quelli successivi, di inizio XIV della Pace di Berardo Maggi.