Palazzo Maggi Gambara

Il palazzo insiste su quella che era la platea del teatro romano, con i restauri della prima metà del XX secolo ne sono state demolite alcune parti per liberare i resti romani, ma avendo affreschi di grande valore, il resto dell’edificio è stato risparmiato.

Palazzo Maggi Gambara viene costruito dalla nobile famiglia bresciana dei Maggi sul finire del XII secolo sui resti del teatro romano; un documento del 1517 elenca Aimo e Scipione Maggi come proprietari, passa di proprietà a Barbara Maggi nel 1574, moglie di Nicolò Gambara che, senza prole, la lascia alla sorella Giulia che a sua volta, dopo alcune compravendite, nel 1605 la lascia in eredità al figlio Francesco Gambara. I Gambara intervengono con dei lavori di ristrutturazione e di ampliamento, quali l’aggiunta di una porzione di fabbricato addossato al lato a sud e lo scalone affrescato ed altre ancora a seguire.

Nel Cinquecento probabilmente l’accesso al palazzo avveniva tramite un porticato a tre campate con due colonne libere e due semicolonne da vicolo del Fontanone con il prospetto dell’edificio su questo lato riccamente affrescato.

Sul lato est del porticato uno scalone dava accesso al piano nobile, dove si trovava il salone principale con soffitto in legno, seguito dall’appartamento privato del conte, composto da tre stanze con soffitto in legno: l’anticamera, la camera dell’udienza e la camera da letto; sempre al primo piano vi erano lo studio ed altri ambienti di servizio.

Le testimonianze più antiche dell’edificio sono delle porzioni di affresco riscontrabili sui tre piani raffiguranti: al piano terra delle figure geometriche e vegetali della seconda metà del XIV secolo; al secondo piano, di inizio secolo, dei motivi circolari, delle figure femminili, una decorazione a velario e di fine XIV una sequenza di uomini con armature.

Del XVIII secolo vi si trovano: al primo piano i soffitti lignei di due ambienti e una scala neoclassica con stucchi; la decorazione della facciata su via Musei con finto bugnato al pian terreno, i trofei sotto le finestre del primo e le lunette con teste dei cesari sulle finestre del secondo. Altri numerosi ed importanti reperti sono stati alloggiati alla Pinacoteca Tosio Martinengo dopo le demolizioni Nel 1935, a seguire delle indagini archeologiche sui resti romani, ne vengono demolite delle parti. Palazzo Maggi Gambara cambia alcune destinazioni d’uso fino al 1956, quando viene chiuso perché dichiarato pericolante. Una nuova serie di risanamenti e restauri lo porta alla nuova apertura nel 2014 e dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO nel 2011.